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Kawasaki Z900 SE 2026 sotto torchio: bastano Öhlins e Brembo a giustificare il prezzo?
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- Scritto da Luca
- Categoria principale: Moto/Test e Co.
- Categoria: Kawasaki
Abbiamo provato per 1.200 km la nuova Kawasaki Z900 SE 2026. Vale davvero la pena spendere di più per le sospensioni Öhlins e i freni Brembo? Ecco la nostra analisi senza filtri.
Nel panorama delle super-naked 2026, ormai dominato da bicilindrici rabbiosi e tre cilindri sempre più affilati, la Kawasaki Z900 SE continua a difendere la ricetta "pura" della casa di Akashi: un classico quattro cilindri in linea da 948 cc capace di erogare 125 CV e un'estetica Sugomi che non passa inosservata.
Ma quando si passa alla versione SE (Special Edition), il listino sale e la domanda dei motociclisti si fa spietata: le sospensioni Öhlins, l'impianto frenante Brembo e la nuova piattaforma IMU a 6 assi trasformano davvero la guida o sono solo dettagli da esibire al bar?
Noi di CrazyWheels.it l'abbiamo messa alla frusta per oltre 1.200 km tra traffico urbano, trasferimenti autostradali e staccate al limite sui passi alpini. Ecco la verità senza peli sulla lingua.
⚡ La provocazione del tester:
"La Z900 standard è sempre stata un'ottima moto da sparo, ma soffriva sui fondi rovinati e tendeva a scomporsi nelle staccate più violente. La SE promette di risolvere tutto con Öhlins e Brembo: in curva fa i miracoli, ma prima di staccare l'assegno c'è un dettaglio fondamentale da valutare..."
3 Cose che ci hanno fatto impazzire della Z900 SE 2026
Il mono Öhlins S46 è una trasformazione pura:
La differenza con la versione base si sente fin dai primi metri. Il retrotreno non "pompa" più quando si apre con decisione il gas in uscita di piega, la trazione scaricata a terra dai 125 CV è chirurgica e il registro remoto del precarico permette di adattare la moto al passeggero o ai bagagli in tre secondi reali.
Frenata da prima della classe:
L'accoppiata tra le pinze monoblocco Brembo M4.32, la pompa radiale Nissin e i tubi in treccia ad alta pressione elimina qualsiasi sensazione di spugnosità alla leva. Nelle staccate spinta a moto dritta da oltre 180 km/h la decelerazione è impressionante (100-0 km/h registrato in soli 38,2 metri) senza alcun affaticamento termico.
Il ruggito del 4 cilindri dai 6.000 giri in su:
Il motore 948 cc riprende in sesta marcia da poco più di 1.500 giri senza strappi alla catena, ma quando l'ago del contagiri supera quota 6.000, l'aspirazione cambia timbro, le vibrazioni si azzerano e l'allungo fino a 10.000 giri regala un feeling di spinta lineare che nessun bicilindrico di media cilindrata può eguagliare.
2 Dettagli che potrebbero farti cambiare idea
La forcella Showa va regolata subito:
Sebbene sia finalmente dotata di regolazione idraulica completa (compresa la compressione), la taratura di fabbrica esce fin troppo rigida e sostenuta sulle asperità a profilo corto. Bisogna lavorarci 10 minuti con gli attrezzi per trovare il giusto bilanciamento idraulico con il mono Öhlins posteriore.
Zero protezione aerodinamica e sella passeggero simbolica:
Sopra i 110 km/h la pressione del vento sul torace è totale. Se stai cercando una moto per macinare chilometri in coppia senza acquistare il cupolino maggiorato e le selle Ergo-Fit opzionali, la schiena (e il passeggero) vi chiederanno il conto dopo appena 150 km.
Il verdetto per chi deve comprarla
La Kawasaki Z900 SE 2026 non è un semplice maquillage estetico. L'upgrade ciclistico, affiancato al cambio elettronico KQS e all'ABS Cornering gestito dalla centralina Bosch a 6 assi, trasforma una naked "muscolosa" in un'arma da piega incredibilmente stabile ed efficace sul veloce.
Se cerchi una moto da 180 kg da far schizzare nei tornanti strettissimi da prima marcia, le rivali a due o tre cilindri restano più reattive. Ma se vuoi il rigore ciclistico, la stabilità sui curvoni e il timbro inconfondibile del 4 cilindri in linea giapponese, con sospensioni e freni di livello superiore, la Z900 SE vale ogni singolo euro del prezzo di listino.
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