Un'indagine internazionale svela una realtà spiazzante: nove guidatori su dieci si sentono completamente sicuri, ma la pensa così meno della metà degli esperti di mobilità. E per chi viaggia su due ruote, sottovalutare i rischi può essere fatale.

Come percepiamo la sicurezza quando siamo alla guida? La risposta della strada e quella dei dati statistici non potrebbero essere più distanti. È quanto emerge dallo studio "Safety in Motion: Driving Trust in Modern Mobility", commissionato da Brembo e realizzato in collaborazione con Economist Enterprise, che analizza il divario tra la percezione degli utenti e il giudizio reale di chi progetta e gestisce la mobilità. Un tema cruciale che riguarda da vicino anche i motociclisti, la cui incolumità dipende storicamente dal delicato equilibrio tra fiducia nella tecnologia e consapevolezza dei propri limiti.
90% contro 45%: il grande abisso tra utenti ed esperti
L'indagine ha coinvolto 6.157 persone in dieci dei principali mercati automobilistici mondiali (che coprono circa il 75% della produzione globale di veicoli), suddividendole tra 5.135 utenti comuni e 1.022 esperti di settore. Il quadro che ne deriva si apre con un dato globale drammatico sullo sfondo: circa 1,2 milioni di persone perdono la vita ogni anno sulle strade di tutto il mondo.
Dal confronto diretto emergono dati emblematici:
Il divario generale: Il 90% dei normali utenti della strada dichiara di sentirsi sicuro nel traffico quotidiano, mentre la percentuale crolla al 45% tra gli esperti del settore.
Le vere cause dei rischi:
Per gli specialisti i problemi odierni non derivano da difetti meccanici (citati solo dal 3% come causa principale d'incidente), bensì da un uso scorretto o incompreso dei sistemi di assistenza alla guida (30%) e da elementi di distrazione all'interno del veicolo (24%).
Il dito contro la pubblicità:
Il 65% degli esperti critica la comunicazione pubblicitaria odierna, colpevole di sovrastimare le capacità dei sistemi di assistenza, di far percepire un minor bisogno di attenzione da parte del conducente (62%) e di esagerare i benefici tralasciandone i limiti (60%).
Jean Todt, Inviato Speciale del Segretario Generale dell'ONU per la Sicurezza Stradale, ha evidenziato come un'eccessiva fiducia spinga gli automobilisti ad assumere rischi non necessari. Un concetto ribadito anche da Ignacio Alvarez, responsabile della ricerca di Brembo, che sottolinea la necessità di spiegare in modo chiaro e trasparente limiti e potenzialità delle tecnologie.
Dove il divario è più marcato: il gruppo dei "trust optimists"
Lo studio suddivide i dieci mercati analizzati in quattro macro-categorie comportamentali (ottimisti, guardiani, pragmatici e mediatori) a seconda del contesto culturale e istituzionale.
Il distacco più netto si registra in Brasile, Cina e India, definiti "ottimisti della fiducia": qui il 94% dei cittadini si sente sicuro, a fronte di appena il 18% degli esperti. In queste aree, caratterizzate da una rapida modernizzazione infrastrutturale e veicolare, il tasso di mortalità stradale si attesta su una media di 16,2 decessi ogni 100.000 abitanti (circa il doppio della media generale dello studio). Secondo la responsabile della ricerca Pratima Singh, la fiducia nei progressi visibili è cresciuta molto più rapidamente della sicurezza reale, riducendo l'attenzione al volante.
In Europa (con mercati come Francia, Germania e Italia inquadrati come "pragmatici"), i tassi di mortalità sono inferiori, ma permane un divario di 39 punti percentuali e un atteggiamento di scetticismo verso tecnologie percepite come opache o sopravvalutate.
Reddito, età e cosa chiedono i cittadini
La percezione della sicurezza non è omogenea nemmeno all'interno della stessa popolazione:
Fattore economico: Chi ha redditi bassi riporta un livello di fiducia basso o misto quasi il doppio delle volte rispetto ai ceti medi o alti.
Fattore generazionale: I Millennials si confermano i più fiduciosi (94% di alto livello di fiducia), mentre la Generazione Z e i Baby Boomers mostrano maggiori riserve.
Nonostante l'alta percezione di sicurezza generale, la richiesta di interventi istituzionali è forte: l'88% dei cittadini si dice favorevole a misure più rigorose — come limiti di velocità più bassi e maggiori controlli — arrivando persino a dichiararsi disposto a pagare di più per sistemi di circolazione più sicuri.
Sponda industria, il 68% degli esperti individua invece nella scarsa coordinazione tra mondo produttivo e autorità di regolamentazione il principale ostacolo al miglioramento.
Il monito per il mondo delle due ruote
Anche se l'indagine non effettua una distinzione specifica per singola categoria di veicolo, il messaggio di fondo dello studio risuona con particolare forza nel settore delle due ruote: un eccessivo senso di sicurezza e la cieca fiducia nelle tecnologie o nelle proprie abilità di guida portano facilmente a sottovalutare i rischi residui. Come sintetizzato dal Presidente di Brembo, Matteo Tiraboschi, colmare questo "gap di fiducia" richiede un'azione congiunta: l'industria deve continuare a innovare in modo responsabile e la politica deve definire quadri normativi efficaci per educare gli utenti sui reali limiti e potenzialità della tecnologia.
